il diarietto della spappari
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scarpe di orla kiely e inquilino numero 4
il week end della spappari inizia di venerdì pomeriggio con un lamento con la capa: Jess, abbiamo troppo lavoro e troppo poca gente a farlo, quando sgocciolerà giù questo profitto? A kilometri di distanza si svolge il funerale al quale il mondo della meritocrazia non ha concesso andare, chè siamo in recessione e l'extramile non prevede questi lussi, ma la nostra cerca di non pensarci. tutto le sembra vuoto e isterico, fissa lo schermo, si sente stanca, si sente sola e cerca di ignorare il telefono che squilla accanto a lei. sul display un numero italiano e pensa non ho tempo.
sabato mattina arriva alle sei e mezza ed è un rigirarsi fino alle otto, chè deve assolutamente riposare. inutilmente. camminando verso il tube sfila lungo tanto verde e poi tante saracinesche abbassate, sfila di fronte a uomini che le fanno notare quanto sia lovely . una bambolina con la quale nessuno vuole giocare, insomma. cammina da paddington a south kensington e poi arriva a fulham e risale lungo chelsea fino ad oxford street dove si imbatte nella sua unica droga: i saldi di selfridges, quelli del secondo piano, per intenderci. e, alla faccia del credit crunch, bisogna aspettare 5 minuti per entrare nei 20 metri quadri di prada. e, alla faccia del credit crunch, la commessa è così incasinata da scambiare in cassa la sua scatola, mandandola a casa con 4 numeri in più che dovranno essere rimborsati il giorno dopo. ma la domanda è - chiede ammiccante il ragazzino della security - le volevi veramente quelle scarpe o le ha prese solo perchè erano in saldo? la nostra continua a colorare il disegno celebrativo dei 100 anni e gli sorride. lui chiede consigli sul colore per il proprio sfondo e si chiede se il proprio disegno sarebbe finito alla tate un giorno. sorridono entrambi. lui quindi comunica alla spappari che il suo lunch break sarebbe stato 8 minuti dopo...
ora è vero
sabato mattina arriva alle due e mezza del pomeriggio, quando la spappari inizia a tastare il pavimento accanto al letto alla ricerca di una bottiglia di acqua. da subito aveva capito che le bottiglie di vino sarebbero stato un pessimo modo di ringraziare per gli straordinari non pagati del week end precedente. tracannando l'acqua dalla bottiglia, la nostra si specchia e pensa - fiera - almeno non ho cenato ieri sera. poi il ricordo di un subway in piena notte. large.
è l'inizio del bank holiday e la serata promette un house party lungo tutto la notte, di quelli del nord della città, affollati di ragazzi stranieri che si arrangiano con lavoretti, di ragazzi autoctoni conosciuti al pub locale e un pusher con moglie e figli a casa. la nostra si presenta verso mezzanotte, quando la situazione sta iniziando a decollare e viene avvicinata da qualche ragazzo, salvo poi farsi surclassare da qualche gallina americana. la nostra spappari: troppo poco gattamorta per gli italiani, troppo poco troia per gli inglesi. alla fine non resta che ascoltare il pischello romano che continua a sussurrarle complimenti esagerati e incredibili, quasi non sapesse che la nostra non crede mai ai complimenti (sì, spappari, ti sta prendendo per il culo). a prescindere. lui inizia a fare mille moine per farsi baciare ma la spappari prova solo noia. l'unico sentimento che prova è un senso di invisibilità che ormai - strisciante -la accompagna da settimane, un fastidio che si acutizza ogni volta che i capi favoriscono altri, ogni volta che i ragazzi interessanti guardano le altre, mentre a lei restano opportunità mediocri. quante volte le hanno rimproverato l'impazienza, ma quanto tempo passa senza che nulla accada.
rovinare
è domenica pomeriggio quando la nostra cerca di lasciarsi alle spalle la staffilata inferta al suo tallone d'Achille da parte dello Stronzetto (a.k.a. migliore amico gay: giovane e presuntuosissimo cucciolo che con la nostra ha condiviso fede laziale e mille serate a soho) in una serata local pub infrasettimanale. E, come si sa, il migliore modo di lasciarsi alle spalle un uomo che ha deluso si chiama Luigi o Paolo. Tuttavia, certi di atti di coraggio vengono più facili dopo payday, così la nostra vigliaccamente ripiega sulla soluzione charity chic - una linea di ombretto turchese nell'incavo della palpebra e giù per le strade di notting hill. a mani vuote, poche ore dopo, ancora non sa quanto la sua incapacità di dire di no le avrebbe incasinato la vita. porcaputtana, spappari, è così difficile essere egoista quando pensi di poter fare qualcosa per far star meglio qualcuno? porcaputtana, spappari, come fa a prenderti in camera una che conosci da tre settimane di merda? gratis. porcaputtana, spappari, con questa ci hai litigato il primo giorno di merda. porcaputtana, spappari, solo questa ti mancava. solo questa. e, poi, la storia della camera che sei andata a vedere ... sei un'idiota
la finale dell'idolo
due mesi dopo la spappari giunge al punto di ebollizione con il banker e rottama la prima vita londinese. E' allora che inizia la seconda, tanto somigliante ad un viaggio a ritroso nel tempo, più precisamente alla sua vita australiana, fatta di spettacoli di drag queen, locale dopo locale, fino al night bus delle cinque. una vita piena di maschi ma senza uomini per lei e di superficie ostentata. attorno a lei, benchè a kilometri di distanza, si costruiscono rapporti e famiglie, cose per e quali la nostra si sente troppo sbagliata. non "immatura", proprio "sbagliata".
quante volte deve arrivare la fine del mondo che conosciamo, prima di capire che non è la fine del mondo che conosciamo?
malibu e succo d'ananas a little venice
giovedì mattina spappari è al tesco accanto all'ufficio a fare rifornimento di mele da tenere nel cassetto per i momenti di stress, in coda alle casse automatiche che hanno sostitutito del tutto (almeno prima delle otto di mattina) le cassiere e fissa il plasma che manda le news della bbc. riassunto della settimana terribilis, immagini di gente che trasloca in quel di canary wharf. il risveglio brutale per tutti, anche per noi schiavi del mediokristan, l'incubo a lungo paventato dalle cassandre mediatiche ora divenuto realtà. "ciao, sono Matt, sono qui da nove quarter, voglio correre un'altra maratona e scalare l'himalaya", dice il super direttore commerciale al giro di presentazione del corso di stress management, mentre spappari è già lontana, lì a meditare sulla riorganizzazione esistenziale da intraprendere, del dilemma della focalizzazione sul target versus apertura agli stimoli. in fondo, quello che vorrebbe veramente sarebbe una mattinata in un bar che sa lei in quel di città studi, a chiacchierare con la barista (amica di sempre) davanti a uno sbagliato di ragazzi con ex ingombranti, del tempo che passa faticosamente a milano, del tempo che passa troppo in fretta a londra e di quello che faremmo se sapessimo di non poter fallire (quanto è lontano ora quel premio? perchè il saggio che da un anno vuoi scrivere è ancora una pagina bianca?). tuttavia la realtà ora è fatta di festicciole bocconiane che festeggiano l'intervento della FED, di brunch a mayfair e apertiviti a little venice, di giovani che fanno i giovani, di amori pallidi, di coinquilini che tornano in polonia e delle scatole dei nuovi arrivati che bloccano il passaggio in corridoio. "ciao, sono spappari e sto disperatamente lottando per sopravvivere al primo quarter".
quadri di heron e musiche di coltrane/ellington
la sera in cui il banker ha sbroccato, la spappari non ha provato dispiacere per l'occasione sprecata. lui ha detto: vai con chi ti può dare di più, io non ti posso dare niente. lei ha risposto: non ho bisogno di terzi per essere guidata nelle mie decisioni, le mie priorità le so da me, grazie per il gentile consiglio, comunque. ventiquattro ore dopo lui aveva capito e si era scusato, quarantotto ore dopo aveva insistito perchè lei si presentasse all'appuntamento a covent garden, preparandole una serata di musical, cena fuori e locali con vini italiani. ogni volta come se fosse l'ultima per lei, che pure ancora si sorprende (con sottile fastidio) dei gusti in comune, dei punti di vista condivisi ma rimuove in fretta. poi arriva una nuova settimana con giornate lavorative di 15 ore e lei non ha il tempo di pensare ad altro. pensa ai propri errori e si dice "speriamo non mi licenzino", torna a casa la sera e cucina ore perchè ha bisogno di concludere qualcosa, in una realtà di numeri che girano e di priorità che cambiano velocemente, di cose che a volte sembra impossibile finire in tempo, di clienti che sembra sempre impossibile soddisfare. venerdì sera arriva alle otto ed è di nuovo il rito dell'ubriacarsi con i colleghi e qualcuno le dice che è comportandosi da senior che chi sta sopra capirà che è ora di promuovere. al momento dei saluti, lei si dirige verso il tube che va ad est e qualcuno le dice "brava, vai a prenderti la tua scopata". quando sono insieme lei ha in testa una musica di coltrane ed ellington e milano sembra lontanissima.
il coinquilino cinese le chiede "spappari" (la r è faticosa, ma pure c'è), "a che ora torni dal lavoro domani"? la nostra, ormai -purtroppo- a pieno regime, sa che le sue belle 10 ore filate non gliele toglie nessuno prima del varco della soglia dell'ufficio.
(loser)
alle otto in punto la nostra è a casa e il coinquilino cinese (stranamente docciato) la attende lì, accanto al bancone della cucina con una scorta industriale di ravioli di carne di maiale, che i nostri si scofaneranno senza dignità. lui dice che le voleva prendere il vino, ma poi, nel dubbio circa la sua propensione al bere (lui mica legge il blog, d'altronde), ha optato per una perrier. e già sapete come andra a finire. quasi c'è da vergognarsi a raccontarlo.
comunque (via il dente): lui le chiede se lei sia single e lei risponde che esce con qualcuno. già si immagina il gossip in casa circa suoi eventuali uomini e chiede lumi sul perchè della domada, ma, inaspettato (per lei, mica per te, lettore troppo avanti), è un "because I love you", che probabilmente si è perso nella traduzione tutto un senso che alla nostra sfugge.
ovviamente il banker ha sbroccato per la cosa.
donna di polso da mille lire
"donna di polso da mille lire" le grida nella cornetta, migliaia di kilometri di distanza, Tuna. Eppure alla nostra era sembrato che tre due di picche non convinti in due settimane fossero davvero tanti, che stesse veramente tirando troppo la corda e che fosse giunta l'ora di mandare segnali di distensione. Questo pensava la nostra un martedì sera, quando, uscita dal lavoro, si imbatteva in R_coinquilinopolacco nel pub davanti all'ufficio e si faceva tirare in mezzo per una birretta. Birretta che, presto, complice il socio di R_coinquilinopolacco, diventava una serie di giri di tequila e oddio domani mi sa che scrivo josecuervo sulla sintassi dell'spss e finisce che mi licenziano...E proprio, allora, mentre pensava al ripiglio in vista del giorno successivo lui le smessaggia che si era rotto il cazzo di aspettare. Capito Spappari? Dopo le mille nottate in giro per Parigi e Milano dopo le quali tornava sempre dall'altra si è rotto il cazzo di aspettare. "Dimmelo in faccia" pensa la nostra ed è subito district line giù verso il centro, fino a casa sua. quaranta minuti ad aspettare sotto la pioggia il suo rientro. dormire da lui e tornare a casa alle sei di mattina leggerissima.
erbasalvia, hai ragione!
fosse furba, la nostra avrebbe prenotato una fuga oltremanica, magari verso la Patria abbandonata e sarebbe scamapata al bank holiday. ça va sans dire che la nostra, invece, sarà qui, esposta al terribile flagello: mille mila bankers a piede libero, pronti a tutto per portarsi a casa qualunque essere di genere femminile diverso dalle solite professioniste dell'est che pascolano nella city/canary wharf dopo il tramonto.
ma questo è il prevedibile futuro e ancora tante cose potrebbero succedere prima di allora e tante cose sono successe nel frattempo. tipo: la nostra è andata dannatamente vicina al congiungimento carnale con un collega 23enne (!!!), et francese, salvo poi ritrovare la propria italica vocazione alla gattamortaggine salvandosi dal pettegolezzo imperituro (sottotitolo: la nostra si è strusciata con il tipo per ore sul dancefloor del pub davanti all'ufficio, sotto lo sguardo alcoolico dei colleghi), che ne avrebbe limitato le chances alla prossima festa di Natale.
Ammesso e non concesso che la nostra ora di Natale non si sia fatta licenziare/ fatta convincere da qualche banker ad aprire un conto offshore onde evadere le tasse salvo poi farsi sgamare dal fisco et similia.
west london.
perchè potrebbero accoltellarla anche domani, stando alle news, stando ai ritmi con i quali si consumano knives-crimes nella capitale. e, allora, meglio postare subito, lasciando ricordi migliori della tristerrima storia con il suo uomo senza qualità (TM altrui). meglio lasciare con l'immagine funky della nostra, immigrata recente, nella perfida albione, mentre cerca di sopravvivere a una banale intossicazione alimentare...solo ieri la nostra era lì lì per collassare alla fermata dell'autobus, la vista appannata, la testa che gira, i rumori che si fanno ovattati...spappari non puoi crollare qui, nel mezzo del viale: chiedi aiuto a qualcuno. signora, scusi, ho bisogno di aiuto, sento che sto per perdere i sensi...potrebbe chiamare un taxi o un'ambulanza? lei sorride, annuisce e si sposta. la signora. forse credeva che tra i fragilissimi sacchetti di plastichetta colmi di carta igienica e acqua minerale si celasse sì qualche mannaia da brava londinesina. macchè. la nostra ha troppa rabbia e la noia che spinge a gesti estremi per sentirsi vivi è anni luce da lei. sono stati mesi di umiliazioni continue. ora il taglio netto. forse le cose miglioreranno, probabilmente no. e nessun uomini-oggetto all'orizzonte.
(nelle prossime puntate: "qualsiasi sfiga ti capiti, ai tuoi coinquilini polacchi sta per capitare una sfiga 10 volte maggiore)
stesso letto, sogni diversi
o, il che è lo stesso: chi troppo vuole nulla stringe, cronaca di un venerdì sera passato a gestire i tre fronti del trioeggio sui quali la nostra è stata avvistata. (la nostra dominatrice, ricordiamo).
il primo fronte si autoelimina in fascia pre-serale, quando, dopo una settimana di calma piatta lavorativa, all'improvviso crolla da oltreoceano una tegola giga in forma di call-conference con intimidazioni del tenore di "mo' lo dico al capo supremo della holdingerrima". così il nostro impara ad andare a lavorare per una multinazionale americana, animata dalla fede nei talenti (PRAVDA: dicesi comunemente talento uno stronzetto che crede di essere più sveglio degli altri, di essere nato imparato e che infila una cappella via l'altra, cui i comuni mortali dovranno mettere pezze paracule jetleggate dal vecchio mondo)!
comunque.
un po' come la dottoressa yang (mito assoluto), la sottoscritta si riferirà ai nostri in termini di "1", "2" e"3", così, una volta tanto ci si capisce. si diceva di 1 autoeliminato. procediamo: 2, precedentemente conosciuto come "salutam'a sorreta", fa scattare il t-biz e dalla (odiatissima, come sopra) capitale si teletrasporta bofonchiando parole di "volevo farti una sorpresa". parole bofonchiate via sms, quando ormai il treno è partito e quando la nostra già ha preso accordi per la serata con gli amici di lui e farebbe brutto paccare. e, infatti, la nostra non pacca e, regina delle nevi, mette in pratica quanto interiorizzato nei lunghi anni di ascolto di "when a woman's fed up" di R.Kelly. (per essere sicura, la nostra decide di non procedere alla depilazione). quello che la nostra non si aspetta è che l'occasione di essere stronza sia dietro l'angolo, sotto forma di "3", oggetto del desiderio che la nostra si è lavorata nelle ultime settimane e che, inaspettatamente, si materializza insieme ad altre conoscenze comuni. che poi sia finita con un nulla di fatto (as usual), è cosa troppo scontata perchè sia ribadita.
solo una settimana prima, dirimpettaia chiedeva alla nostra consigli da boccione dell'acqua. "spappari, in amore vince chi fugge, vero?", la nostra, pennina rossa in mano, aveva sentenziato che no, a vincere è chi sa amare (l'aria ispirata e convintissima).
che rottura di palle.
quel troione del karma
se qualcuno si fosse chiesto se monsieur "salutam'a sorr(e)ta" abbia dato segni di vita durante la settimana successiva, ça va sans dire, la risposta è "no". se qualcuno si chiedesse, ora, se un simile viscido abbia la decenza di stare zitto fino alla fine e fino in fondo, la risposta è "maddechè", poichè monsieur ha mandato a dire alla nostra perle circa la di lei necessità di avere tutto sotto controllo. (per la cronaca, mica per polemizzare, da cui il glissare della nostra sul concetto di fare schifo come persona e come amante).
se, poi, qualcuno si fosse chiesto se monsieur "non ho più dignità nell'elemosinare atti sessuali, che pure tu continui a rifiutarmi, perchè sciocca moralista che non sa superare il fatto che io abbia un'altra, che pure non è che mi soddisfi del tutto o giùdilì" abbia dato segni di vita, la risposta è "sì". scene di gelosia (giuro!) mai viste prima, parole pesantissime, territorialità spiegabile solo con il film che il nostro si era fatto sull'astinenza (pure reale, ma relativamente autoimposta) della nostra.
(sì, vabbè, le primarie e quella volta che, alla festa della smemoranda all'idroscalo, i modena cantavano spocchiosi di pensare globale ed agire locale e la nostra ha pensato, per un attimo, "piuttosto di destra", ma, poi...destrasociale, destraxenofoba, destraberlusconi... respira, spappari, respira...in fondo Madre -l'analfabetissima Madre!- si è divorata il Giavazzi lasciato in bagno e forse c'è speranza)
poi c'è stato il sabato sera nelle vicinanze di corso como, con lo sbagliato peggiore (et più caro) della storia, un "appena ti ho visto, ho pensato che saremmo andati a vivere insieme", da uno che non è nella posizione per emettere certe perle (qualunque cosa esse significhino)
chi si loda si imbroda
senza parole, come da copione dopo il peggior appuntamento della storia, quello, per intenderci, con il tipo (limone di un passato recente), per il quale la nostra aveva preso il treno di sabato mattina ed era andata nell'irritantissima capitale. senza parole perchè, di fronte alla consapevolezza che quello sia il suo primo "uomo senza qualità" (vedere Lise), la frustrazione sale. per la prima volta, sentirsi troppo in tutto per un uomo: a letto, al ristorante, alla finestra, sigarette in bocca e conversazioni sincere su sogni, viaggi e colori. troppo sbilanciata nel dare senza avere, nel passare la mano tra i capelli, dicendo "oggi vivi, ai problemi oggi non ci pensiamo". tanto valeva che la nostra avesse chiesto il numero al tipello che, venerdì sera, ancora nel cortile aziendale, aveva aperto la finestra per dirle "sei molto carina", in barba ai colleghi ipnotizzati davanti ai monitor.
questo appuntava la nostra su un pezzo di carta in un bar vicino alla stazione termini, quando ancora mancavano il citron tea (davide!!!) e il soju -scovati in via cavour- a dar consolazione e prima che riuscisse a dire a tuna ed aciditas "avevate ragione, non sarei dovuta venire", liberandosi di un peso e arrivando poi a scherzare alla grande sull'accaduto. ridere del fatto che un precoce vada a bullarsi del numero di prestazioni, ridere delle ostentazioni da arricchito vorrei ma non posso, ridere dei tentativi goffi di far ingelosire, tutto da ridere e niente da salvare.
poi il t-biz arriva in stazione e a casa la aspetta una sorpresa, che il lettore riconoscerà classicissima: il radar degli ex, infatti, deve aver rilevato l'insolita attività della nostra, cosicchè la casella della posta si è riempita di lettere di ragazzi archiviati (alcuni pessimi, altri meno). per intenderci, persino il famigerato svedese butta giù una quindicina di righe tanto semplici quanto poetiche, scusandosi, perchè ha creduto che, per smettere di pensarla, avrebbe dovuto scriverle.
dio salvi il chiodo schiaccia chiodo
una storia che sembra non finire mai è quella di invbank, del suo eterno lanciare il sasso e tirare indietro la mano, delle sue ambivalenze ed (irritanti) indecisioni, invbank che compare e scompare nella vita della spappari, nella speranza che lei sia pronta al ruolo di "altra". all'inizio, la spappari neppure pensava oltre l'amicizia, finchè cominciarono i complimenti fuori luogo e inappropriati, le proposte, che lei rifiutava (ingenuità purissima) nella convinzione che non avrebbe cominciato niente con uno disposto ad abbandonare la via vecchia solo se certo della percorribilità della nuova. la solita rigidità della spappari, il solito perculeggiare di invbank. appuntamenti romantici, occhi dolci e conversazioni scoppiettanti, che sempre più insinuavano il dubbio che non intromettersi fosse una stucchevole bambinata. fu allora che la spappari abbandonò la filosofia del "non chiedere per non sapere" e si vide con gli occhi di lui: un po' puttanella, un po' moralista, ignorantella e frivola, all'occorrenza da blandire. mica come l'irraggiungibile altra, che amorevolmente ne svezzò corpo e mente, mentre si costruiva una vita alla quale lui potesse solo adattarsi. e lui a viscideggiare in giro (sì, lo so, non dovrei macellare così la lingua italiana), e intanto a costruirsi gabbie rassicuranti, nelle quali star dentro senza i famosi moralismi della spappari.
poi, però, l'insostenibile (last and least) appuntamento viene interrotto dalla chiamata di aciditas che parla di uomini da presentarle e un limone riparatore (presumete intelligenza della nostra e non chiedete con chi) porta una ventata di aria fresca in un week end altrimenti da dimenticare.
capimose
onde disintossicarsi dalla caccia al tubino, ormai un vortice che ha risucchiato la di lei vita tutta, la spappari decide di rimuovere il ricordo dei precedenti fallimenti del mercato del sesso e di aprire la stagione dell'appuntamento seriale. peraltro, è la solita faccenda, il solito tarlo che torna incessantemente lì, a quello che si perde nella traduzione di sfigato in perdente e viceversa.
per la cronaca, vengono rimosse anche le ultime chicche, vedi il puntare con l'amica due tipi un po' tabboz: neanche il tempo di dirlo ed è scattato il limone; vedi la cotta per il braciolato della situazione: neanche il tempo di approcciare adeguatamente e il di lui padre (chiove et sposato) a provarci con la nostra.
sì, duepalle, vero vero.
andare avanti (peccato se separatamente, esiste una blacklist, ma tu non ne farai mai parte), rinascere sotto un nuovo pseudonimo, che già tutti adorano. qui sarò ancora la spappari, ma per la semiperiferia postindustriale già echeggia il saluto alla Dominatrice.
la repubblica degli sposati (niente che non sappiate)
questo perché sarebbe legittimo il dubbio del lettore sulla sopravvivenza della nostra all'ufficialità (da democrazia postsovietica/postcoloniale, pick the one you like better) del nome "veltroni". facile pensarla, allora, sulla sponda del lambro, mentre al grido "voi il nord non lo capirete mai (o forse fate orecchi da mercante?)" o, il che è lo stesso, "ve lo meritate albertosordi" getta il proprio fragile corpicino tra le fauci delle pantegane geneticamente modificate. e, invece, lei è sempre lì, oltre il decadentismo della ex-periferia che la circonda, oltre i tramezzini con pollo e mayo su una panchina nell'se1, a constatare che il tempo è trascorso. è materiale da uomini sposati, ora. è finita in un libro, inconsapevole (meritatissimo contrappasso per la nostra bloggeuse), alla voce "ventiqualcosenni che dovrebbero darla sempre e comunque a trentenni che non la sanno neanche chiedere, ché loro sono troppo fighi e le milanesi di oggi, si sa, sono tutte complessate perchè non hanno il giro coscia sbattuto in ogni pagina di ogni rivista femminile". beh, più o meno.
spap, vedi che gli ottanta irui che smolli alla tua strizza ogni settimana portano risultati? più di dieci righe senza nominare i referendari sistemi elettorali aboliti, ministeri cancellati e aziende televisive privatizzate!
infatti. degli uomini sposati prossimamente, ché tanto già la fenomenologia è nota.
nulla è strano quanto la gente comune
forse, si è diffusa un'epidemia di nuovi schemi mentali del cazzo della quale la nostra non era stata messa a parte dalle consuete fonti di informazione. o, forse, la nostra sottovaluta qualcosa. Fatto sta che, anche nelle terre dell'est, sembrerebbe ormai irrinunciabile buttar lì, tra le domande rompighiaccio maipiùsenza, un "di solito sei il tipo di persona che lascia o che viene lasciato?", al quale seguono tipo due minuti di silenzio. un silenzio che meriterebbe di essere riempito dal rumore di una sedia che viene spostata, di tacchi che si allontanano, di una porta che si chiude, mentre la nostra è già lontana. perché alla nostra l'espressione "tipo di persona" fa innervosire a prescindere e perché, va bene la tediosa prevedibilità della propria esistenza, ma non esageriamo. povero piccolo, ma non faceva prima a chiedere direttamente: sei una stronza o una sfigata? povero piccolo, che crede che la nostra prenda tempo, quando, invece, si arrovella solo per capire quale strumento statistico possa venirle in aiuto per fornire una risposta onesta (geekkissima), salvo poi decretare che, scusa la franchezza, ma che cazzo di domande fai?
post europeana
nel tedio di risultati che persino la vostra proletaria in trasferta annunciava da bienni (carta canta), la spappari si interroga sulle solite questioni ombelicali, che più lontane dai grandi temi non potrebbero proprio essere. sollecitata dalla nuova interlocutrice dalle domande scomode, la nostra si interroga (2) sulle sorti della propria aggressività. per intenderci, la nostra neppure si rendeva conto, metti dieci giorni fa, della crucialità della cosa. avrebbe continuato a credersi un pozzo di autoindulgenza, che pensa "questi non capiscono un cazzo" di chi si spaventa del trattamento che riserva a se stessa. permettimi di dire che sei troppo severa, se non, addirittura, crudele (dicunt, fornendo ispirazione alla serie dei post etichettati tu che ne sai). poi, si ritrova a detestare la passante che, pretenziosa e sciatta, butta in conversazioni passatempo, durante uno shopping raid in buenos aires, improbabili termini di inglese-aziendalese (milano ha il dialetto che si merita?) dall'accento lucanissimo. oppure, medita l'uccisione della coppia che si permette di lanciare sguardi di riprovazione all'indirizzo del combattimento di cani di pezza, che la nostra si diverte ad improvvisare da muji (ma, soprattutto, perchè sembran tutti così tristi da muji?). era meglio quando non lo sapeva, ma, ormai, la frittata è fatta e l'uovo di colombo, che per semplicità nomineremo aggressivitàutodiretta, è stato scoperto. nel tentativo di trovare facile consolazione in un rassicurante determinismo psicanalitico, la spappari chiede a Madre come ella sfoghi la propria aggressività e questa rivela il ricettone: infamare la suocera e chiamare il numero verde ATM per lamentare disservizi (segue, dunque, la Rivelazione: Madre starebbe scrivendo un libro nero "vagone per vagone", da quello che, lentamente ma inesorabilmente, ti sputtana il ginocchio, a quello buio dall'ultimo scudetto del bilan). A Padre neppure chiede, ché tanto neppure un terremoto potrebbe staccarlo da quel cazzo di pianoforte.
i gruppi di preghiera hanno funzionato
da familisti amorali a trend setters
(se questo blog avesse le tag, qui staremmo ne "la globalizzazione - ci ha dato un bel mestiere...")
le fonti (1 et 2 ) a quantificare quanta gente non muova il culo da casa di Madre, persino nei celebratissimi regni ai quali si guarda -sempre e comunque- con occhio vorrei-ma-non-posso. la spappari passa in rapida rassegna le modalità attraverso le quali i propri "pari" milanés sono riusciti, prima dei 25, a sbarazzarsi delle madri in menopausa:
profilo x: "eredita" da nonno contratto d'affitto di bilocale in casa popolare.
profilo y: madre et padre sfrattano inquilino da trilocale di proprietà, del quale una camera verrà subaffittata per integrare le entrate.
profilo z: insieme al fidanzato, contratto a tempo indeterminato munito, affitta bilocale nell'hinterland milanese, destinando tutte le proprie entrate ad affitto e spesa alimentare.
profilo t: insieme ad altri fuorisede, condivide appartamento entro la seconda cerchia, attingendo (con senso di colpa a volte sì, a volte no) dal bancomat di Madre.
E, poi, il dilemma, sottinteso al discorso dallo stagista del newstatesman: a fronte di settori lavorativi competitivi, meglio puntare sul lusso borghese di una gavetta non retribuita o arrendersi al realistico destino pochi-maledetti e subito, incastrandosi in un lavoro deprimente che non si ama?
(la frustrazione di non sapere da sé, il totale fluttuare nell'irrazionalità, non vendono super-io su e-bay)
tu che ne sai pt II
cosa si aspettava la spappari dalla conversazione più sincera degli ultimi due anni? forse che le si dicesse di continuare con il ciarpame di superficie che la nostra, triste e spudorata, propina a chiunque? veramente la nostra credeva che nessuno le facesse notare che un'infanzia difficile non si cancella? come si fa ad essere così deficienti. come si fa a mettersi in testa che quei due non le potessero creare problemi purchè vivi. come si fa a convincersi che la colpa sia solo propria. come si fa a buttare lì, nonchalante come sempre, mancava solo il martinibiancoconghiacciolimoneapezzinonafette, la risposta sincera alla domanda più personale degli ultimi cinque anni, senza prevedere che, accigliato e cupo, l'interlocutore avrebbe tradito compassione. non se l'aspettava lui, non se l'aspettava lei.
(se questo blog avesse le tag, questo starebbe negli etnodandismi d'accatto)
Forse tra qualche anno la nostra si consolerà e si sentirà rassicurata dal vedere spiattellati, l’uno accanto all’altro, sullo scaffale di una libreria, i propri autori preferiti e l’affanno che la prende oggi nel riconoscersi nei profili delle indagini sociologiche (quelle scientifiche, sempre che il passante sia in grado di operare la distinzione, sia chiaro) sarà un lontano ricordo.
Cheppalle, Spap, di’ subito che ti sono girate, perché hai scoperto che le due tinte in ballottaggio per il restyling sono le stesse che Avrilavigne sfoggia nel suo ultimo video (biondorosa e rossotiziano frangettato) e facciamola finita. (Tra l’altro, c’hai pure il coraggio di ammettere quanto tu sia sfigata e so last year qui davanti al pueblo, ma non ti vergogni?).
Comunque. Visto che la lezione sudcoreana della settimana non è stata appresa, l’uni ha la geniale idea di invitare la spappari ad una specie di festa di celebrazione del ventennale dell’istituzione del programma erasmus, ponendo le basi per la prossima strage. Almeno l’allenamento con i piccioni sarà servito a qualcosa. Rimpatriare con quella-che-si-scopava-il-cugino-ma-sugli-altri-aveva-sempre-da-dire-passivamente-aggressivamente e i suoi due compagnucci di merende (ma come dimenticare quello che iniziò ad infamare la nostra, per far contenta la saccente, quanto ignorante, fidanzata con il culo pesante?), come dire giocare con il fuoco. Un rancore alimentato dal ricordo di laceranti guerre di nervi quotidiane, rispetto alle quali, quasi, fece ridere il ritrovamento dell’orologio di furla (le pezze al culo, proprio) in un vaso colmo di fiori finti.
Comunque. Le chiacchierate su Brancusi (ognuno c’ha i rumeni che si merita) con l’ebreo al cubo che studiava finanza, ma sognava il mercato dell’arte, il martedì mattina, lo sguardo illuminato del cadetto dell’accademia militare, durante la conferenza di Sarkozy, la travagliatissima traversata in pullman fino a Milano con il canadese, al giungere dello spring break, e le pause pranzo a infamare Rutelli con l’oxfordiano come ricordi da salvare. Sembran passati decenni. E almeno quattro colori di capelli urendi.

abbracciatori di alberi del cazzo
1st best: andare a letto nuda con cinque gocce di tavor.
la tragica realtà è che, da mesi, manco si fosse in un qualche film con la mezzogiorno e varie icone (sì, icone, ok?) ghei sparse, il tipo della finestra di fronte, allo scoccare della mezzanotte, si precipita a fumare quelle venti sighe, godendosi uno spaccato di vita domestico di casa-spappari. alla nostra, la cosa non piace, ma da qual pulpito potrebbe cazziare, sapendo che è verosimile che, sul balcone a pochi metri, padre stia stringendo in una mano la pistola ad aria compressa scaccia-piccioni e, nell'altra, un binocolo orientato verso lo spettacolo bisettimanale offerto dagli esibizionisti del secondo piano? la nostra neppure vuole considerare che il dirimpettaio già abbia visto tutto il visibile durante la scorsa torrida estate, soprattutto da quando si è accorta che il misterioso altri non sarebbe, se non un compagno di banco e di quasi-limone dei tempi delle medie. morale? zero nudo. condito da 5 gocce di larice 19 (il cui contenuto alcoolico non può creare assuefazione), perchè il medico di famiglia è un hippie di merda.
il tedio.
a botta sicura (un blog di servizio)
sale prepotentemente nel ranking dei luoghi di rimochio sicuro in località milanomilano il bookshop della triennale (probabilità 0.8), che scalza la filiale di corso buenos aires della feltrinelli (probabilità 0.7). locali e aperitivifici, invece, sempre a sola sicura, forse per il disprezzo della nostra nei confronti dello stivale texano pitonato a tacco basso che urla troione, forse per la sgradevole fiatella alcoolica che la nostra presenta costantemente dopo la prima mezz'ora di appollaiamento sugli irrinunciabili sgabelli. in regalo a chi saprà suggerire alla spappari una tecnica sostenibile per rimorchiare un ventiqualcosenne, cinese, edicolante di una stazione metropolitana di semi-periferia: un pop-swatch vintage dell'inizio degli anni novanta (altro che scuba!) contenente pizzino autografato della nostra dei tempi delle medie, riportante la coniugazione del verbo manger.
(update: cantonese, il vicino aka nanomalefico ti ha fatto a pezzetti e venduto bulgogizzato al perfido "c'ho i" in un disperato tentativo di scoprire nello studente una qualche traccia di talento?)
tu che ne sai

risoluzione per il nuovo anno 2.0 (non quel 2.0): rassegnarsi alla serialità della propria persona, soffocata dallo stereotipo che incombe, dalla vita che va esattamente da copione, senza sfuggire ai cliché maliziosamente previsti dagli altri. (quelli che la sanno sempre più lunga e loro sì che sono cinici e che non provano niente di niente).
corollario: reintrodurre, forzosamente, almeno un 5-10% di razionalità.
la spappari è definitivamente inadatta alla vita.
tipo che
le solite letture da tazza del cesso propinano le solite interviste a tipe clamorosamente cozze, con una vita sessuale sufficiente a riempire un centinaio di pagine di chicklit. la dieci giorni di doppie siringate antidolorifiche ha reso il fegato della nostra una chiavica e il piano di riempirsi di alcool per festeggiare il secondo anniversario dalla giga-inculata va a puttane. ad ogni festa comandata gli amici promettono di regalare un meraviglioso vibro e poi, invece, riciclano candele a forma di gnomo. gli stronzi.
condom is short for condominium
risoluzioni per il nuovo anno 1.0 : trovare passatempi familiari più glamour dello sparare ai piccioni con pistole ad aria compressa
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