spappari

il diarietto della spappari


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domenica, marzo 09, 2008

body dice: dove.cazzo.sei.finita?
si era rimasti alla spappari che, gioventù dorata negli anni dorati, elargiva due di picche che neanche la prima giocata a brisca. si era rimasti alla vita della spappari, un second best relativamente dignitoso, fatto di tubini neri, fruizione di arte concettuale, birrette con le amiche e le altre cazzate documentate nel tedio che ha preceduto. si era rimasti, quindi, alla settimana precedente al limonedegenerato con juventino (così smentiamo pure la leggenda per la quale la spappari si farebbe solo interisti) e a tutto il casino che ne è conseguito. da metà novembre, infatti, si è aperta la "stagione dei grandi rospi" (o età adulta per la quale era meglio morire da piccoli): rospi al lavoro, rospi in famiglia, rospi a letto, rospi in quella cazzo di macchina che attraversa la brianza in direzione eastend milanese. ingoia oggi, ingoia domani, spappari, e ingoia pure dopodomani senza frignare come tuo solito. e non ti chiedere se tutto questo ingoiare intaccherà lo smalto delle tue fauci, come al termine di un weekend multipompa. tra un mese sarà tutto diverso, ma spero di scriverne prima...

da: spappari a 21:24 | link | commenti (2) |

domenica, novembre 11, 2007

stesso letto, sogni diversi

o, il che è lo stesso: chi troppo vuole nulla stringe, cronaca di un venerdì sera passato a gestire i tre fronti del trioeggio sui quali la nostra è stata avvistata. (la nostra dominatrice, ricordiamo).

il primo fronte si autoelimina in fascia pre-serale, quando, dopo una settimana di calma piatta lavorativa, all'improvviso crolla da oltreoceano una tegola giga in forma di call-conference con intimidazioni del tenore di "mo' lo dico al capo supremo della holdingerrima".  così il nostro impara ad andare a lavorare per una multinazionale americana, animata dalla fede nei talenti (PRAVDA: dicesi comunemente talento uno stronzetto che crede di essere più sveglio degli altri, di essere nato imparato e che infila una cappella via l'altra, cui i comuni mortali dovranno mettere pezze paracule jetleggate dal vecchio mondo)!

comunque.

un po' come la dottoressa yang (mito assoluto), la sottoscritta si riferirà ai nostri in termini di "1", "2" e"3", così, una volta tanto ci si capisce. si diceva di 1 autoeliminato. procediamo: 2, precedentemente conosciuto come "salutam'a sorreta", fa scattare il t-biz e dalla (odiatissima, come sopra) capitale si teletrasporta bofonchiando parole di "volevo farti una sorpresa". parole bofonchiate via sms, quando ormai il treno è partito e quando la nostra già ha preso accordi per la serata con gli amici di lui e farebbe brutto paccare. e, infatti, la nostra non pacca e, regina delle nevi, mette in pratica quanto interiorizzato nei lunghi anni di ascolto di "when a woman's fed up" di R.Kelly. (per essere sicura, la nostra decide di non procedere alla depilazione). quello che la nostra non si aspetta è che l'occasione di essere stronza sia dietro l'angolo, sotto forma di "3", oggetto del desiderio che la nostra si è lavorata nelle ultime settimane e che, inaspettatamente, si materializza insieme ad altre conoscenze comuni. che poi sia finita con un nulla di fatto (as usual), è cosa troppo scontata perchè sia ribadita. 

solo una settimana prima, dirimpettaia chiedeva alla nostra consigli da boccione dell'acqua. "spappari, in amore vince chi fugge, vero?", la nostra, pennina rossa in mano, aveva sentenziato che no, a vincere è chi sa amare (l'aria ispirata e convintissima).

che rottura di palle.

da: spappari a 22:35 | link | commenti (8) |

lunedì, ottobre 15, 2007

quel troione del karma

se qualcuno si fosse chiesto se monsieur "salutam'a sorr(e)ta" abbia dato segni di vita durante la settimana successiva, ça va sans dire, la risposta è "no". se qualcuno si chiedesse, ora, se un simile viscido abbia la decenza di stare zitto fino alla fine e fino in fondo, la risposta è "maddechè", poichè monsieur ha mandato a dire alla nostra perle circa la di lei necessità di avere tutto sotto controllo. (per la cronaca, mica per polemizzare, da cui il glissare della nostra sul concetto di fare schifo come persona e come amante).

se, poi, qualcuno si fosse chiesto se monsieur "non ho più dignità nell'elemosinare atti sessuali, che pure tu continui a rifiutarmi, perchè sciocca moralista che non sa superare il fatto che io abbia un'altra, che pure non è che mi soddisfi del tutto o giùdilì" abbia dato segni di vita, la risposta è "sì". scene di gelosia (giuro!) mai viste prima, parole pesantissime, territorialità spiegabile solo con il film che il nostro si era fatto sull'astinenza (pure reale, ma relativamente autoimposta) della nostra.

(sì, vabbè, le primarie e quella volta che, alla festa della smemoranda all'idroscalo, i modena cantavano spocchiosi di pensare globale ed agire locale e la nostra ha pensato, per un attimo, "piuttosto di destra", ma, poi...destrasociale, destraxenofoba, destraberlusconi... respira, spappari, respira...in fondo Madre -l'analfabetissima Madre!- si è divorata il Giavazzi lasciato in bagno e forse c'è speranza)

poi c'è stato il sabato sera nelle vicinanze di corso como, con lo sbagliato peggiore (et più caro) della storia, un "appena ti ho visto, ho pensato che saremmo andati a vivere insieme", da uno che non è nella posizione per emettere certe perle (qualunque cosa esse significhino)

da: spappari a 23:18 | link | commenti (4) |

giovedì, ottobre 11, 2007

chi si loda si imbroda

senza parole, come da copione dopo il peggior appuntamento della storia, quello, per intenderci, con il tipo (limone di un passato recente), per il quale la nostra aveva preso il treno di sabato mattina ed era andata nell'irritantissima capitale. senza parole perchè, di fronte alla consapevolezza che quello sia il suo primo "uomo senza qualità" (vedere Lise), la frustrazione sale. per la prima volta, sentirsi troppo in tutto per un uomo: a letto, al ristorante, alla finestra, sigarette in bocca e conversazioni sincere su sogni, viaggi e colori. troppo sbilanciata nel dare senza avere, nel passare la mano tra i capelli, dicendo "oggi vivi, ai problemi oggi non ci pensiamo". tanto valeva che la nostra avesse chiesto il numero al  tipello che, venerdì sera, ancora nel cortile aziendale, aveva aperto la finestra per dirle "sei molto carina", in barba ai colleghi ipnotizzati davanti ai monitor.

questo appuntava la nostra su un pezzo di carta in un bar vicino alla stazione termini, quando ancora mancavano il citron tea (davide!!!) e il soju -scovati in via cavour- a dar consolazione e prima che riuscisse a dire a tuna ed aciditas "avevate ragione, non sarei dovuta venire", liberandosi di un peso e arrivando poi a scherzare alla grande sull'accaduto. ridere del fatto che un precoce vada a bullarsi del numero di prestazioni, ridere delle ostentazioni da arricchito vorrei ma non posso, ridere dei tentativi goffi di far ingelosire, tutto da ridere e niente da salvare.

poi il t-biz arriva in stazione e a casa la aspetta una sorpresa, che il lettore riconoscerà classicissima: il radar degli ex, infatti, deve aver rilevato l'insolita attività della nostra, cosicchè la casella della posta si è riempita di lettere di ragazzi archiviati (alcuni pessimi, altri meno). per intenderci, persino il famigerato svedese butta giù una quindicina di righe tanto semplici quanto poetiche, scusandosi, perchè ha creduto che, per smettere di pensarla, avrebbe dovuto scriverle.

da: spappari a 21:22 | link | commenti (4) |

domenica, settembre 23, 2007

dio salvi il chiodo schiaccia chiodo

una storia che sembra non finire mai è quella di invbank, del suo eterno lanciare il sasso e tirare indietro la mano, delle sue ambivalenze ed (irritanti) indecisioni, invbank che compare e scompare nella vita della spappari, nella speranza che lei sia pronta al ruolo di "altra". all'inizio, la spappari neppure pensava oltre l'amicizia, finchè cominciarono i complimenti fuori luogo e inappropriati, le proposte, che lei rifiutava (ingenuità purissima) nella convinzione che non avrebbe cominciato niente con uno disposto ad abbandonare la via vecchia solo se certo della percorribilità della nuova.  la solita rigidità della spappari, il solito perculeggiare di invbank. appuntamenti romantici, occhi dolci e conversazioni scoppiettanti, che sempre più insinuavano il dubbio che non intromettersi fosse una stucchevole bambinata. fu allora che la spappari abbandonò la filosofia del "non chiedere per non sapere" e si vide con gli occhi di lui: un po' puttanella, un po' moralista, ignorantella e frivola, all'occorrenza da blandire. mica come l'irraggiungibile altra, che amorevolmente ne svezzò corpo e mente, mentre si costruiva una vita alla quale lui potesse solo adattarsi. e lui a viscideggiare in giro (sì, lo so, non dovrei macellare così la lingua italiana), e intanto a costruirsi gabbie rassicuranti, nelle quali star dentro senza i famosi moralismi della spappari.

poi, però, l'insostenibile (last and least) appuntamento viene interrotto dalla chiamata di aciditas che parla di uomini da presentarle e un limone riparatore (presumete intelligenza della nostra e non chiedete con chi) porta una ventata di aria fresca in un week end altrimenti da dimenticare.

da: spappari a 21:57 | link | commenti (3) |

giovedì, settembre 20, 2007

capimose

onde disintossicarsi dalla caccia al tubino, ormai un vortice che ha risucchiato la di lei vita tutta, la spappari decide di rimuovere il ricordo dei precedenti fallimenti del mercato del sesso e di aprire la stagione dell'appuntamento seriale. peraltro, è la solita faccenda, il solito tarlo che torna incessantemente lì, a quello che si perde nella traduzione di sfigato in perdente e viceversa.
per la cronaca, vengono rimosse anche le ultime chicche, vedi il puntare con l'amica due tipi un po' tabboz: neanche il tempo di dirlo ed è scattato il limone;  vedi la cotta per il braciolato della situazione: neanche il tempo di approcciare adeguatamente e il di lui padre (chiove et sposato) a provarci con la nostra.
sì, duepalle, vero vero.
andare avanti (peccato se separatamente, esiste una blacklist, ma tu non ne farai mai parte), rinascere sotto un nuovo pseudonimo, che già tutti adorano. qui sarò ancora la spappari, ma per la semiperiferia postindustriale già echeggia il saluto alla Dominatrice.

da: spappari a 16:21 | link | commenti (6) |

domenica, giugno 24, 2007

la repubblica degli sposati (niente che non sappiate)

questo perché sarebbe legittimo il dubbio del lettore sulla sopravvivenza della nostra all'ufficialità (da democrazia postsovietica/postcoloniale, pick the one you like better) del nome "veltroni". facile pensarla, allora, sulla sponda del lambro, mentre al grido "voi il nord non lo capirete mai (o forse fate orecchi da mercante?)" o, il che è lo stesso, "ve lo meritate albertosordi" getta il proprio fragile corpicino tra le fauci delle pantegane geneticamente modificate. e, invece, lei è sempre lì, oltre il decadentismo della ex-periferia che la circonda, oltre i tramezzini con pollo e mayo su una panchina nell'se1, a constatare che il tempo è trascorso. è materiale da uomini sposati, ora. è finita in un libro, inconsapevole (meritatissimo contrappasso per la nostra bloggeuse), alla voce "ventiqualcosenni che dovrebbero darla sempre e comunque a trentenni che non la sanno neanche chiedere, ché loro sono troppo fighi e le milanesi di oggi, si sa, sono tutte complessate perchè non hanno il giro coscia sbattuto in ogni pagina di ogni rivista femminile". beh, più o meno.

spap, vedi che gli ottanta irui che smolli alla tua strizza ogni settimana portano  risultati? più di dieci righe senza nominare i referendari sistemi elettorali aboliti, ministeri cancellati e aziende televisive privatizzate!

infatti. degli uomini sposati prossimamente, ché tanto già la fenomenologia è nota.

da: spappari a 20:22 | link | commenti (5) |

mercoledì, maggio 09, 2007

nulla è strano quanto la gente comune

forse, si è diffusa un'epidemia di nuovi schemi mentali del cazzo della quale la nostra non era stata messa a parte dalle consuete fonti di informazione. o, forse, la nostra sottovaluta qualcosa. Fatto sta che, anche nelle terre dell'est, sembrerebbe ormai irrinunciabile buttar lì, tra le domande rompighiaccio maipiùsenza, un "di solito sei il tipo di persona che lascia o che viene lasciato?", al quale seguono tipo due minuti di silenzio. un silenzio che meriterebbe di essere riempito dal rumore di una sedia che viene spostata, di tacchi che si allontanano, di una porta che si chiude, mentre la nostra è già lontana. perché alla nostra l'espressione "tipo di persona" fa innervosire a prescindere e perché, va bene la tediosa prevedibilità della propria esistenza, ma non esageriamo. povero piccolo, ma non faceva prima a chiedere direttamente: sei una stronza o una sfigata? povero piccolo, che crede che la nostra prenda tempo, quando, invece, si arrovella solo per capire quale strumento statistico possa venirle in aiuto per fornire una risposta onesta (geekkissima), salvo poi decretare che, scusa la franchezza, ma che cazzo di domande fai?

da: spappari a 01:13 | link | commenti (8) |

lunedì, maggio 07, 2007

post europeana

nel tedio di risultati che persino la vostra proletaria in trasferta annunciava da bienni (carta canta), la spappari si interroga sulle solite questioni ombelicali, che più lontane dai grandi temi non potrebbero proprio essere. sollecitata dalla nuova interlocutrice dalle domande scomode, la nostra si interroga (2) sulle sorti della propria aggressività. per intenderci, la nostra neppure si rendeva conto, metti dieci giorni fa, della crucialità della cosa. avrebbe continuato a credersi un pozzo di autoindulgenza, che pensa "questi non capiscono un cazzo" di chi si spaventa del trattamento che riserva a se stessa. permettimi di dire che sei troppo severa, se non, addirittura, crudele (dicunt, fornendo ispirazione alla serie dei post etichettati tu che ne sai). poi, si ritrova a detestare la passante che, pretenziosa e sciatta, butta in conversazioni passatempo, durante uno shopping raid in buenos aires, improbabili termini di inglese-aziendalese (milano ha il dialetto che si merita?) dall'accento lucanissimo. oppure, medita l'uccisione della coppia che si permette di lanciare sguardi di riprovazione all'indirizzo del combattimento di cani di pezza, che la nostra si diverte ad improvvisare da muji (ma, soprattutto, perchè sembran tutti così tristi da muji?). era meglio quando non lo sapeva, ma, ormai, la frittata è fatta e l'uovo di colombo, che per semplicità nomineremo aggressivitàutodiretta, è stato scoperto. nel tentativo di trovare facile consolazione in un rassicurante determinismo psicanalitico, la spappari chiede a Madre come ella sfoghi la propria aggressività e questa rivela il ricettone: infamare la suocera e chiamare il numero verde ATM per lamentare disservizi (segue, dunque, la Rivelazione: Madre starebbe scrivendo un libro nero "vagone per vagone", da quello che, lentamente ma inesorabilmente, ti sputtana il ginocchio, a quello buio dall'ultimo scudetto del bilan). A Padre neppure chiede, ché tanto neppure un terremoto potrebbe staccarlo da quel cazzo di pianoforte.

da: spappari a 01:39 | link | commenti (10) |

venerdì, maggio 04, 2007

i gruppi di preghiera hanno funzionato

due post in due giorni.

da: spappari a 10:36 | link | commenti (8) |

giovedì, maggio 03, 2007

da familisti amorali a trend setters

(se questo blog avesse le tag, qui staremmo ne "la globalizzazione - ci ha dato un bel mestiere...")

le fonti (1 et 2 ) a quantificare quanta gente non muova il culo da casa di Madre, persino nei celebratissimi regni ai quali si guarda -sempre e comunque- con occhio vorrei-ma-non-posso. la spappari passa in rapida rassegna le modalità attraverso le quali i propri "pari" milanés sono riusciti, prima dei 25, a sbarazzarsi delle madri in menopausa:

profilo x: "eredita" da nonno contratto d'affitto di bilocale in casa popolare.

profilo y: madre et padre sfrattano inquilino da trilocale di proprietà, del quale una camera verrà subaffittata per integrare le entrate.

profilo z: insieme al fidanzato, contratto a tempo indeterminato munito, affitta bilocale nell'hinterland milanese, destinando tutte le proprie entrate ad affitto e spesa alimentare.

profilo t: insieme ad altri fuorisede, condivide appartamento entro la seconda cerchia, attingendo (con senso di colpa a volte sì, a volte no) dal bancomat di Madre.

E, poi, il dilemma, sottinteso al discorso dallo stagista del newstatesman: a fronte di settori lavorativi competitivi, meglio puntare sul lusso borghese di una gavetta non retribuita o arrendersi al realistico destino pochi-maledetti e subito, incastrandosi in un lavoro deprimente che non si ama?

(la frustrazione di non sapere da sé, il totale fluttuare nell'irrazionalità, non vendono super-io su e-bay)

da: spappari a 13:46 | link | commenti (3) |

lunedì, aprile 30, 2007

tu che ne sai pt II

cosa si aspettava la spappari dalla conversazione più sincera degli ultimi due anni? forse che le si dicesse di continuare con il ciarpame di superficie che la nostra, triste e spudorata, propina a chiunque? veramente la nostra credeva che nessuno le facesse notare che un'infanzia difficile non si cancella? come si fa ad essere così deficienti. come si fa a mettersi in testa che quei due non le potessero creare problemi purchè vivi. come si fa a convincersi che la colpa sia solo propria. come si fa a buttare lì, nonchalante come sempre, mancava solo il martinibiancoconghiacciolimoneapezzinonafette, la risposta sincera alla domanda più personale degli ultimi cinque anni, senza prevedere che, accigliato e cupo, l'interlocutore avrebbe tradito compassione. non se l'aspettava lui, non se l'aspettava lei.

da: spappari a 15:41 | link | commenti (6) |

sabato, aprile 21, 2007

(se questo blog avesse le tag, questo starebbe negli etnodandismi d'accatto)

 

Forse tra qualche anno la nostra si consolerà e si sentirà rassicurata dal vedere spiattellati, l’uno accanto all’altro, sullo scaffale di una libreria, i propri autori preferiti e l’affanno che la prende oggi nel riconoscersi nei profili delle indagini sociologiche (quelle scientifiche, sempre che il passante sia in grado di operare la distinzione, sia chiaro) sarà un lontano ricordo.

Cheppalle, Spap, di’ subito che ti sono girate, perché hai scoperto che le due tinte in ballottaggio per il restyling sono le stesse che Avrilavigne sfoggia nel suo ultimo video (biondorosa e rossotiziano frangettato) e facciamola finita. (Tra l’altro, c’hai pure il coraggio di ammettere quanto tu sia sfigata e so last year qui davanti al pueblo, ma non ti vergogni?).

Comunque. Visto che la lezione sudcoreana della settimana non è stata appresa, l’uni ha la geniale idea di invitare la spappari ad una specie di festa di celebrazione del ventennale dell’istituzione del programma erasmus, ponendo le basi per la prossima strage. Almeno l’allenamento con i piccioni sarà servito a qualcosa. Rimpatriare con quella-che-si-scopava-il-cugino-ma-sugli-altri-aveva-sempre-da-dire-passivamente-aggressivamente e i suoi due compagnucci di merende (ma come dimenticare quello che iniziò ad infamare la nostra, per far contenta la saccente, quanto ignorante, fidanzata con il culo pesante?), come dire giocare con il fuoco. Un rancore alimentato dal ricordo di laceranti guerre di nervi quotidiane, rispetto alle quali, quasi, fece ridere il ritrovamento dell’orologio di furla (le pezze al culo, proprio) in un vaso colmo di fiori finti.

Comunque. Le chiacchierate su Brancusi (ognuno c’ha i rumeni che si merita) con l’ebreo al cubo che studiava finanza, ma sognava il mercato dell’arte, il martedì mattina, lo sguardo illuminato del cadetto dell’accademia militare, durante la conferenza di Sarkozy, la travagliatissima traversata in pullman fino a Milano con il canadese, al giungere dello spring break, e le pause pranzo a infamare Rutelli con l’oxfordiano come ricordi da salvare. Sembran passati decenni. E almeno quattro colori di capelli urendi.

da: spappari a 14:42 | link | commenti (5) |

giovedì, aprile 19, 2007

abbracciatori di alberi del cazzo

1st best: andare a letto nuda con cinque gocce di tavor.

la tragica realtà è che, da mesi, manco si fosse in un qualche film con la mezzogiorno e varie icone (sì, icone, ok?) ghei sparse, il tipo della finestra di fronte, allo scoccare della mezzanotte, si precipita a fumare quelle venti sighe, godendosi uno spaccato di vita domestico di casa-spappari. alla nostra, la cosa non piace, ma da qual pulpito potrebbe cazziare, sapendo che è verosimile che, sul balcone a pochi metri, padre stia stringendo in una mano la pistola ad aria compressa scaccia-piccioni e, nell'altra, un binocolo orientato verso lo spettacolo bisettimanale offerto dagli esibizionisti del secondo piano? la nostra neppure vuole considerare che il dirimpettaio già abbia visto tutto il visibile durante la scorsa torrida estate, soprattutto da quando si è accorta che il misterioso altri non sarebbe, se non un compagno di banco e di quasi-limone dei tempi delle medie. morale? zero nudo. condito da 5 gocce di larice 19 (il cui contenuto alcoolico non può creare assuefazione), perchè il medico di famiglia è un hippie di merda.

il tedio.

da: spappari a 03:42 | link | commenti (5) |

martedì, aprile 10, 2007

a botta sicura (un blog di servizio)

sale prepotentemente nel ranking dei luoghi di rimochio sicuro in località milanomilano il bookshop della triennale (probabilità 0.8), che scalza la filiale di corso buenos aires della feltrinelli (probabilità 0.7). locali e aperitivifici, invece, sempre a sola sicura, forse per il disprezzo della nostra nei confronti dello stivale texano pitonato a tacco basso che urla troione, forse per la sgradevole fiatella alcoolica che la nostra presenta costantemente dopo la prima mezz'ora di appollaiamento sugli irrinunciabili sgabelli. in regalo a chi saprà suggerire alla spappari una tecnica sostenibile per rimorchiare un ventiqualcosenne, cinese, edicolante di una stazione metropolitana di semi-periferia: un pop-swatch vintage dell'inizio degli anni novanta (altro che scuba!) contenente pizzino autografato della nostra dei tempi delle medie, riportante la coniugazione del verbo manger.

(update: cantonese, il vicino aka nanomalefico ti ha fatto a pezzetti e venduto bulgogizzato al perfido "c'ho i" in un disperato tentativo di scoprire nello studente una qualche traccia di talento?)

da: spappari a 01:28 | link | commenti (8) |

sabato, aprile 07, 2007

tu che ne sai

risoluzione per il nuovo anno 2.0 (non quel 2.0): rassegnarsi alla serialità della propria persona, soffocata dallo stereotipo che incombe, dalla vita che va esattamente da copione, senza sfuggire ai cliché maliziosamente previsti dagli altri. (quelli che la sanno sempre più lunga e loro sì che sono cinici e che non provano niente di niente).

corollario: reintrodurre, forzosamente, almeno un 5-10% di razionalità.

la spappari è definitivamente inadatta alla vita.

da: spappari a 18:55 | link | commenti (5) |

martedì, aprile 03, 2007

tipo che

le solite letture da tazza del cesso propinano le solite interviste a tipe clamorosamente cozze, con una vita sessuale sufficiente a riempire un centinaio di pagine di chicklit. la dieci giorni di doppie siringate antidolorifiche ha reso il fegato della nostra una chiavica e il piano di riempirsi di alcool per festeggiare il secondo anniversario dalla giga-inculata va a puttane. ad ogni festa comandata gli amici promettono di regalare un meraviglioso vibro e poi, invece, riciclano candele a forma di gnomo. gli stronzi.

da: spappari a 16:33 | link | commenti (10) |

venerdì, marzo 30, 2007

condom is short for condominium

risoluzioni per il nuovo anno 1.0 : trovare passatempi familiari  più glamour dello sparare ai piccioni con pistole ad aria compressa

da: spappari a 15:43 | link | commenti (4) |

martedì, marzo 27, 2007

muscoril et voltaren blues

e poi chiama il garzone scientologo dell'idraulico che ha il negozio dall'altra parte della strada, chiedendo se la nostra intenda sottoporsi al rito del "senti il dito" (niente facili et zozzi fraintendimenti- che bello crogiolarsi in un becero umorismo di scoregge e doppisensi!), che farebbe sparire il dolore immediatamente.

la risposta è consistita in un "lo vedi il dito"? (finale scontato, ma si scrive da milano, che vi aspettate?)

da: spappari a 13:01 | link | commenti (3) |

lunedì, marzo 26, 2007

la malata immaginaria

che la spappari abbia una leggera tendenza all'andare in sbattimento per cazzate del tutto prive di importanza (tipo l'opinione degli altri) è cosa tanto nota quanto disdicevole. la nostra sa esattamente cosa le piacerebbe fare della propria vita per sentirsi realizzata, ma sa pure che la tendenza a cercare situazioni da big fish in a small pond la espone al giudizio degli altri, un giudizio deleterio per l'autostima, nei periodi un po' grigi. tuttavia i periodi non sempre sono grigi e l'approccio sticazzi virgola frase ad effetto un po' fricchettona prevale. finché, il catalizzatore di ansie professionali della spappari- il famigerato linkedin- recapita la solita lettera di invito di qualche ex collega di uni -erasmus- stage -lavoro che (ovviamente) è al momento invischiato in qualche realtà globale da rosicamento universale, al quale la nostra non sa sottrarsi. non stavolta, almeno. (zio buono). scatta il mantra: la nostra ricorda a se stessa che con questa ansia non farà nessuna differenza, da nessuna parte, deve avere coraggio fino in fondo. senonché, tra testa che scoppia, respiro affannoso, qualcosa attira la sua attenzione con prepotenza: un dolore che dal collo scende, rapidamente e acutamente, lungo la schiena, bloccando gran parte della muscolatura in una contrattura irresistibile. solo il pianto sembra alleviare il dolore, ma non è sufficiente. la vergogna di spiegare ai medici del pronto soccorso "sono una malata immaginaria" la trattiene per quasi un giorno, immobile, finché il desiderio di farsi riempire di medicine che diano sollievo diventa più forte. e, mentre, l'ortopedico la infilza, la nostra si sorprende a immaginare accoppiamenti con l'infermiere figo e capisce di non essere depressa.

da: spappari a 16:20 | link | commenti (7) |

venerdì, marzo 23, 2007

zitella 2.0

da quando suo figlio si è fidanzato con una gattamorta di prima categoria che vive a trecento kilometri da Milano, la vicina di casa non perde occasione per riempire il silenzio di cinque piani di ascensore con domande sul progredire della vita sentimentale della spappari. laddove per "vita sentimentale" si intende un centinaio di dati sensibili sul profilo dell'unico fidanzato 1.0 che il condominio ricordi, che poi si conclude con gufate magistrali (e di pessimo gusto) del tenore di "troverai uno ricco" in risposta ai "voglio stare da sola" della nostra. spiegare alla vicina, una donna semplice e concreta, la scelta di un percorso zitella 2.0 è difficile quanto spiegare a madre la scelta di un percorso di carriera 2.0 e finisce allo stesso modo: l'interlocutore dice alla spappari che non capisce un cazzo della vita (beh, più o meno) e che è troppo pessimista. come si possa definire pessimista una persona che, pure, diventa, giorno dopo giorno, schiava del senso comune per cui 2.0 è bello, ancora resta da chiarire. eppure, la nostra è tranquilla e a ritirare fuori dal cassetto il sogno di una carriera 1.0, guadagnata elargendo favori sessuali non ci pensa proprio.

da: spappari a 16:06 | link | commenti (10) |

martedì, marzo 20, 2007

riconciliazione

amatissimo,

incantata da questo, ti ho perdonato questo. Tua, spappari

da: spappari a 13:58 | link | commenti (1) |

generazione zero

quando la spappari si imbatte, sul sito del vorreimanonposso per eccellenza, nella voce essere orgoglioso di essere italiano prova un'emozione intensa di amarezza mista a curiosità. si invecchia, evidentemente, ché, mesi fa, questo sarebbe stato un luogo comune da tirar fuori per condire conversazioni cinicamente sopra le righe (la sfiga che ci vede benissimo). per completezza, il ça va sans dire del caso ricorda che no, nessun altro desiderio di fierezza è espresso dai compilatori di altri paesi. decenni prima dei vezzi sfigati per sopravvivere (leggi conformarsi) alla vita della metropoli-provinciale, la nostra rispondeva "sono una cittadina del mondo" e le piaceva pure la parola cosmopolita, ma ancora non l'associava alla parola imperialismo, perchè era una bambina normale e non sapeva sistemarle in compartimenti. gravissimo il ritardo con il quale si arrende all'evidenza, abbandonando l'illusione puerile di essere qualcosa di diverso. eppure, quando le scrivono da cruccolandia, chiedendo scherzosamente notizie dal paese caotico, si scopre fiera della propria irrazionalità che fa funzionare le cose.

da: spappari a 13:34 | link | commenti (6) |

lunedì, marzo 19, 2007

fosse biologiche

sveglia alle sei e venti di domenica mattina, naturalmente, addominale contratto e respiro faticoso. alle sei e venticinque spappari incontra madre. alle sei e ventisei spappari scoppia a piangere di fronte a madre, l'unico sentimento è il senso di colpa.

(wicked cool!)

madre dice che non capisce, ché spappari avrebbe una pelle splendida (ogni scarrafò).

a colazione, spappari legge il suo settimanale preferito e questa volta le arretratezze del belpaese sono tutte insieme, pagina dopo pagina e le fa un certo effetto.

da: spappari a 16:55 | link | commenti (5) |

lunedì, marzo 12, 2007

pro memoria

ulteriori ragioni per delocalizzare se stessi

da: spappari a 12:32 | link | commenti (5) |

giovedì, marzo 08, 2007

chi ben comincia...

ah, i meravigliosi contatti con il mondo del lavoro delle università private!

...Requisito indispensabile è l´ottima conoscenza della lingua inglese sia parlata che scritta, la conoscenza di una seconda lingua straniera costituirà titolo preferenziale. Il candidato dovra´ avere un´età compresa fra i 20/25 anni, preferibilmente di sesso maschile...

(ve lo meritate il comic sans, ve lo meritate!)

da: spappari a 17:37 | link | commenti (9) |

mercoledì, marzo 07, 2007

paura dell'alzheimer in notti insonni

con la ragazza svedese, la spappari e la coinquilina tedesca avevano preso accordo per incontrarsi direttamente a pusan, ché il tempo per andare all'isola di je-ju, l'isola delle lune di miele (retaggio di un tempo in cui i confini erano chiusi per la dittatura e l'orizzonte più esotico per gli sposini era quello della piccola isola a sud della penisola), non c'era. arrivate in stazione, avevano cercato in tutti i franchising globalissimi un pranzo al sacco vegetariano, in attesa della chiamata del loro treno. a nessuno è dato di accedere alle banchine, prima dell'arrivo del convoglio. alla prima fermata, provincia piena, era salito un gruppo di donne sulla sessantina, cariche di sacchi colmi di cavoli per fare il kimchi, che avevano preso posto dietro di loro e che ne scrutavano l'evidente diversità, mentre la spappari, incuriosita, spiava i loro gesti e si innamorava della loro autenticità. (retorico, ma tristemente vero per chi abbia sperimentato una metropoli che vive quotidianamente la tensione al "tu vo' fa' il merigano"). d'un tratto, una delle donne ruppe il ghiaccio e offrì alla nostra del riso crudo, "mettilo in bocca": lei, timidamente eseguiva, sotto lo sguardo divertito della tedesca, che la rassicurava con un "ho sentito dire che i monaci buddisti lo sgranocchiano, durante le loro passeggiate per le montagne". tuttavia, il suo masticare lento doveva aver indispettito la sciùra che subito, sbuffando (poreiner, avrà pensato), le afferrò la mascella e le riversò in bocca una quantità industriale di riso, tra l'ilarità generale e il soffocamento della nostra (o, per lo meno, questo lei racconta per giustificare l'arrossimento improvviso per essere stata trattata come la pivella che è). gamsamnidà (grazie) a profusione, a marcare il rispetto per il più vecchio, e buon proseguimento ché alla prossima fermata si scende. trovare un motel in cui passare la notte non fu difficile (erano, pur sempre, nel paese che destina il 4% del gdp al mercato della prostituzione) e la proprietaria si premurò (inutilmente) di trovar loro una camera isolata dai rumori della clientela scopareccia. il giorno seguente, le nostre puntarono la sveglia alle sette per riuscire, perfette turiste, ad incastrare in una sola mattinata la gita al tempio di bulguksa (meraviglioso patrimonio dell'unesco) e a quello di kirimsa (verso l'ora di pranzo il refettorio offre ai visitatori un pasto -vegetariano!- gratuito, annunciava la famigerata lonelyplanet e il marciume della nostra è cosa ben nota).

archiviata la poetica esperienza della prima tappa, le nostre si buttarono sull'autobus che le avrebbe portate al secondo tempio, o, meglio, alla fermata più vicina al secondo tempio. che si trova a nove kilometri dallo stesso. "che sarà mai?", esclamarono le due, incuranti del sole che picchiava e sicurissime che la campagna meridionale in autunno (la stagione migliore!) le avrebbe sapute ripagare del sacrificio. già al terzo kilometro di salita, tuttavia, per le nostre iniziavano a materializzarsi -quasi le tentazioni di Cristo nel deserto- dei taxi, ma l'una non voleva smentire lo stereotipo nazionale di dura e cruda, l'altra voleva smentire (mentirosa!) lo stereotipo nazionale di pigra (a voi le debite associazioni) e non se ne fece niente, un sorso d'acqua e passi lunghi e ben distesi. anche se al kilometro sette già non si parlavano più, per non sprecare energie. dopo, sarebbe stato il pranzo con i monaci e i cori che suggerivano alla tedesca nuove politiche di coppia in materia di fedeltà (puntualmente disattese, n.d.r.).

terminata la visita al tempio, le nostre si mettono alla ricerca dell'uscita, ma sulla loro strada trovano solo un monaco che le invita a sedersi e a parlare. lui non sa la loro lingua, loro non sanno la sua ed è solo un frustrato e imbarazzato scambiarsi sguardi incuriositi, conditi da tentativi di frasi, finchè lui non decide di condurre le due nella propria cella e sfoderare un manualetto di lingua che lo sostenga nella conversazione. "bevete, mangiate", dice, indicando del -teribbile- succo di ciliegia, merendine al cioccolato e banane, mentre sfoglia sempre più impaziente pagine piene di frasi che ben raccontano cosa viene apprezzato di una (la sola, sembrerebbe a volte) lingua straniera nel paese di recente industralizzazione: "c'è un carico di lavoro incredibile", "bisognerà lavorare più del previsto", "devi lavorare più velocemente". niente a sostenere conversazioni più spirituali, niente a tradurre le verità esistenziali che il monaco (le nostre ne sono certe) sta per rivelar loro. il tempo scorre, le nostre restano in religioso (per forza) silenzio, mentre lui le ingozza come tacchini con le cibarie portate dai pellegrini nell'ultimo secolo, che le nostre non osano rifiutare (arginando il senso di colpa con il pensiero dei diciotto kilometri, tra andata e ritorno). è allora che lui capisce che dove la parola ha fallito, vincerà la potenza dell'immagine: viene accesa la televisione (cazzo ci faccia una televisione con decoder nella cella di un monaco -non pensate anche voi al porno, vi prego- poi), sul canale dei templi (giuro!) e il monaco spiega. cosa spieghi, poi, non è dato saperlo, ché le nostre continuano a non parlare la sua lingua. tuttavia, il nostro è ora esaltatissimo e loro lo assecondano in religioso (come sopra) silenzio e rispettoso torpore post-prandium: lui sfodera il videofonino e immortala il ricordo della due nuove amiche occidentali.

fu allora che la nostra scoprì che i coreani esclamano kimchi al momento dello scatto.

da: spappari a 03:26 | link | commenti (1) |

lunedì, marzo 05, 2007

gloomy prospects

il padre le dice che sarebbe pronto a indebitarsi ulteriormente per darle la possibilità di una plastica facciale. serio, forse un po' sborone, ma serio*. la spappari, d'altronde, ha passato troppe settimane a confidargli il desiderio di un futuro di indipendenza ed egocentrismo, finalmente spogliato dal retrogusto di volpe+uva,  convintissima, e lui ha fatto le dovute valutazioni. senza intensità, senza cultura, senza bellezza...quale costa di meno?

(vaffancuore, spappari, se proprio devi deliziare il lettore con queste cagate dal sapore edipico, almeno scrivi qualcosa di arrapante)

(e, ti prego, non darti aria da simpatica, che scadi nel patetico)

evidentemente, il concetto "spappari che muore sola e mangiata dai ratti" è per il padre un po' triste e per la spappari del tutto indifferente. a dirla tutta, di questi tempi sarebbe difficile individuare obiettivi non indifferenti alla nostra: esito degli studi, ricerca di lavoro, trasloco ...  (questa è la parte nella quale il lettore si sente di commentare, ricorrendo all'aggettivo "fisiologico" , o di cazziare, ricorrendo all'aggettivo "borghese"). a proposito di tanta indifferenza, la spappari si chiede sia o depressa o incapace di dare un valore alle cose o in piena modalità stefanoaccorsi-in-film-di-muccino.

*finirebbe con lui che decide, la spappari paga (come sempre)

da: spappari a 03:08 | link | commenti (6) |

martedì, febbraio 27, 2007

buon compleanno

Vergognoso sottrarsi allo scrivere ora, anche se il febbraio della spappari (come ogni febbraio della spappari) scorre in modalità porcodue. Un po’ come il tuo novembre, per intenderci. Solito andare avanti, solito sognare altri orizzonti, solito rassegnarsi a questo orizzonte. Nel mattino calmo oggi non è più il tuo compleanno, ma ormai non conto più i fusi da settimane e posso fingere di non saperlo, di aver dimenticato la strana sensazione di parlare al tramonto al telefono cercando consolazione, con qualcuno che ha appena finito di far colazione ed è bello pimpante e propositivo. Ma tutto questo, che c’entra? Niente, in effetti. ma sempre meglio dello spiattellare alla marmaglia scontati amarcord dei nostri tentativi di splendidume per sfuggire alla modalità lostintranslation (il lettore fedele non sottovaluta mai lo scontato raggiungibile dalla nostra quando deve celebrare il volemosebbene). Penso che del mio migrare da un cliché all’altro ci sia da vergognarsi profondamente, ma poi, cazzo, penso a lui…

mi manchi, comunque.

da: spappari a 01:34 | link | commenti (2) |

mercoledì, febbraio 07, 2007

miglioramento*: dal morire sola e mangiata dai cani al morire indipendente e mangiata dai topi

otto centimetri di girovita dopo**, la spappari butta lì ai genitori, nelle conversazioni del pre-cena, l'ultima boutade in tema di progetti post-lauream: una foto del barcone ancorato nei docklands, accompagnato da un'articolatissima didascalia a spiegare un "ecco dove voglio andare a vivere". ed è subito entusiasmo incontenibile di madre (prima) e padre (dopo), che, per la prima volta, affermano che ora sì che si ragiona, che, a queste condizioni, certo che verrebbero in visita. la spappari quasi si incazza, allora, per il non sense della cosa. ripensa alle tiepide reazioni riservate a precedenti -e ossessive- dichiarazioni d'amore per l'università prestigiosissima dirimpettaia della tate modern e si sente svuotata. come sempre -noiosa, come sempre- sostituirebbe al volo la coppia di proletari romantici con una di solidi borghesi.

*?

**in meno

da: spappari a 16:27 | link | commenti (4) |

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